Tibet: non solo cani!
Il Do-Khyi (Tibetan Mastiff), capostipite di tutti i molossi, è oggetto di un importante, spesso con risultati discutibili, lavoro di ricostruzione, in Europa e negli StatiUniti, nella speranza di riportare la razza agli antichi e mitici fasti. Tutti noi, appassionati estimatori di questo magnifico ed unico animale, non dimentichiamo che concausa della sua probabile estinzione nella sua terra d’origine sono l’invasione e l’occupazione del TIBET da parte della Cina comunista che, dagli anni ’50 fino ai nostri giorni,ha perpetrato un sistematico e micidiale lavoro di distruzione di una importante cultura, dell’ambiente in cui essa si era sviluppata nei millenni e una vergognosa "pulizia etnica" che continua tuttora con il colpevole assenso dei politici occidentali e dei gruppi di potere che li foraggiano.
A chi sostiene che la popolazione tibetana viveva, prima della "liberazione cinese", in un sistema medioevale, senza progresso e libertà, chiedo: perchè non domandare al popolo tibetano come desidera vivere invece di imporre una ideologia col sangue?
Palden Gyatso
Palden Gyatso, imprigionato dai cinesi nel 1959 per motivi "politici", è sopravvissuto al carcere duro applicato dai militari, dopo l’invasione del Tibet, anche a coloro, come i monaci buddisti, che manifestano le proprie idee pacificamente per la libertà ed i diritti umani del loro popolo.
Liberato dopo 33 anni grazie anche all’importante intervento di Amnesty International, gira il mondo per raccontare la sua durissima esperienza e la triste situazione in Tibet.
Lo ringraziamo per la sua cordiale visita a Torre Pellice la sera del 22 Maggio 2007.
Il Tibet e la sua guida spirituale, il Dalai Lama
Sono nato in uno dei paesi più lontani, più isolati del mondo. In un paese che rischia di essere dimenticato, circondato com’è dai deserti più inospitali dell’Asia, e chiuso a sud dalle montagne più alte della Terra. Nel suo isolamento, il Tibet ha sviluppato una religione unica, ha creato un sistema sociale diverso dagli altri, ma dove la gente viveva in pace con gli altri e con sé stessa.
Tutto questo è stato sconvolto. Nei miei viaggi, mi ha fatto molto piacere l’attenzione della gente, e soprattutto dei giovani, verso problemi di un paese lontano come il mio Tibet. Voglio dire a tutti che è importante che questa attenzione continui, e che si approfondisca. Il Tibet e l’Himalaya meritano di essere meglio conosciuti e capiti da parte di tutta l’umanità.
L’Himalaya e il Tibet sono al centro dell’Asia. Vi nascono i fiumi più importanti del continente, vi è nata una parte importante della spiritualità del mondo moderno. Il fatto che, nel cuore dell’Asia, un popolo intero corra il rischio concreto di essere cancellato è un problema che deve preoccupare tutto il mondo. Spero che i miei incontri, la buona accoglienza che mi viene riservata un po’ ovunque, soprattutto il Premio Nobel possono dare coraggio ai sei milioni di cittadini tibetani che vivono il momento più doloroso della loro storia....
Un problema simile riguarda gli animali. Nel Tibet indipendente, per motivi religiosi, erano vietate sia la caccia che la pesca. La gente viveva in pace con la natura, rispettava tutte le altre forme di vita. Solo in casi eccezionali, i pastori e i contadini potevano avere dei permessi per uccidere degli animali nocivi.
I primi a cacciare nel Tibet sono stati i Gurkha dell’esercito inglese, di stanza a Lhasa tra le due guerre mondiali: la gente li fischiava, li disturbava in tutti i modi. Oggi, i cinesi sparano a qualunque cosa si muova, e la fauna selvatica, già rara sull’altopiano, è quasi scomparsa.
Chi visita la valle di Rongbuk, ai piedi dell’Everest, incontra due monasteri in rovina, e nessun animale. Se si leggono i racconti delle prime spedizioni inglesi all’Everest negli anni ’20 e ’30, Rongbuk era descritta come un paradiso, dove capre selvatiche e uccelli non avevano paura dell’uomo, e si avvicinavano ai monaci e agli europei. Nel lago Yamdrok Tso, poco a ovest di Lhasa, la pesca intensiva ha eliminato ogni forma di vita.
È possibile un futuro migliore? Io credo di sì, e per questo ho fatto al governo della Cina popolare una proposta che alcuni tibetani hanno giudicato troppo moderata. Noi siamo disposti ad accettare che Pechino rimanga responsabile della politica estera e della difesa del Tibet, però chiediamo un’autentica autodeterminazione all’interno del paese.
Vogliamo un governo del Tibet eletto dal popolo, con sede a Lhasa, che possa stabilire relazioni esterne per quanto riguarda la religione, l’educazione, il turismo, la scienza, e che abbia giurisdizione sull’intero territorio del Tibet indipendente di un tempo.
Ho già dichiarato pubblicamente più volte che, qualora il Tibet dovesse ottenere l’indipendenza durante la mia vita, non sarò disposto a rivestire nessuna carica di governo nel paese. Il nuovo Tibet sarà un paese più laico di quello del passato.
Mi è stato chiesto se sia giusto, oggi, viaggiare da turisti nel Tibet, o se non sia più opportuno un boicottaggio. Mi rendo conto degli aspetti positivi di questa soluzione, ma voglio dire, invece, che è giusto andare oggi nel Tibet per vedere, per documentarsi di persona. E poi per dare coraggio al popolo tibetano, che oggi soffre soprattutto a causa dell’isolamento. Vorrei che anche il ritratto del Tibet e dell’Himalaya contenuto in queste pagine servisse come stimolo a viaggiare in quelle parti del mondo, che sono la mia patria.
Ai giovani, agli studenti, è affidata la possibilità che il mio sogno si avveri. Io spero che l’altopiano del Tibet, insieme all’Himalaya, diventi un luogo sicuro e libero dove gli uomini e la natura possano convivere in pacifico equilibrio. Un’oasi di tranquillità per coloro che desiderano trovare la pace interiore. Il mio sogno è un Tibet che sia un centro attivo per diffondere nel mondo il rispetto per la natura e la cultura della pace.
Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama
Altre informazioni
Il Dalai Lama è la massima autorità temporale del Tibet, nonché la massima autorità spirituale della scuola Gelug del Buddhismo Tibetano. Presiede inoltre il governo tibetano in esilio.
La parola "lama" è l’equivalente tibetano della parola sanscrita "guru" (maestro spirituale).
Il titolo onorifico di Dalai (dal mongolo ta-le, oceano) fu attribuito dal capo mongolo Altan Khan a Sonam Gyatso nel XVI secolo. Quest’ultimo era abate del monastero di Drepung (presso Lhasa) e figura influente della scuola buddista tibetana Gelugpa.
"Dalai Lama" sarebbe dunque traducibile come "Maestro-oceano", ma si preferisce utilizzare la più elegante espressione "Oceano di saggezza".
L’attuale Dalai Lama è Tenzin Gyatso, nato nel 1935 e residente in esilio in India in seguito all’occupazione cinese del Tibet (1949-1951). Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina.
(informazioni tratte da Wikipedia, l’enciclopedia libera)





